Le imprese tecnologiche e la comunità scientifica cinese hanno reagito con un netto rifiuto, forte ostilità e accuse di protezionismo agli appelli lanciati dai leader della Silicon Valley (primo fra tutti il ceo di Anthropic, Dario Amodei) per un rallentamento volontario nello sviluppo dei modelli di intelligenza artificiale avanzati.

La reazione cinese I media di Stato cinesi, come il Global Times, hanno riassunto la posizione del Paese definendo la proposta americana come un «copione da Guerra Fredda» basato sulla diffusione della paura, mirato a mantenere l'egemonia tecnologica globale degli Stati Uniti.

Secondo i ricercatori e gli analisti di settore in Cina, un rallentamento globale in questo momento servirebbe solo a proteggere i colossi americani, bloccando di fatto le aziende inseguitrici proprio ora che stanno colmando il divario tecnologico a costi drasticamente inferiori.

L'industria tecnologica cinese non ha pertanto intenzione di rallentare il passo, come dimostrano i fatti: proprio in concomitanza con il dibattito sul rallentamento, la startup cinese DeepSeek ha lanciato il suo nuovo modello di frontiera V4.1-Flash, focalizzato su un'altissima velocità di calcolo e sul crollo dei costi operativi.