Pubblicato il: 14/09/2026 – 10:43
di Clemente Angotti
CATANZARO Seppure non dovesse rivelarsi un test a valenza nazionale, come molti commentatori si sforzano di dimostrare da quando il fattore Vannacci è pesantemente intervenuto nella questione delle suppletive di Reggio, scompaginando probabilmente un copione già scritto, certo è che il voto in agenda il 27 e 28 settembre nel collegio di Reggio Calabria e provincia, per aggiudicarsi il seggio lasciato vacante da Francesco Cannizzaro, promette di trascinarsi dietro conseguenze non indolori per il futuro stesso della coalizione di centrodestra che ormai da ben più di un lustro regge le sorti della Calabria. E questo, a maggior ragione, nell’anno che precede l’appuntamento con le politiche del 2027, in primavera o in autunno che dir si voglia. A darne chiara dimostrazione è stato lo stesso governatore Roberto Occhiuto, con la reazione immediata e veemente all’annuncio, in pieno agosto, della candidatura di Domenico Giannetta. Fino ad allora considerato un moderato, Giannetta ha improvvisamente, o quasi, smesso il doppiopetto di capogruppo di Forza Italia alla Regione per indossare la casacca futurista, adottando, solo in qualche raro passaggio per la verità, anche la terminologia ruvida e militaresca dell’ex generale e dei suoi accoliti, anche calabresi. Una scelta, non del tutto inaspettata forse – e se così non fosse la questione sarebbe ancora più grave per il suo ex partito – che ha scombussolato in parte gli equilibri e i piani del centrodestra, aprendo la strada a tutta una serie di interrogativi sugli assetti futuri della coalizione.








