Per quarantotto ore il Gran Premio di Madrid ha parlato la lingua di Andrea Kimi Antonelli e della Mercedes, dominatori delle prove libere e capaci di accendere l’attesa della vigilia. Poi, all’ultimo e irripetibile tentativo del Q3, Lando Norris e la McLaren hanno rovesciato il copione.
Il 1'31"824 del britannico non solo gli è valso la pole position, ma ha anche riscritto la gerarchia di un fine settimana segnato dall’incertezza. Il confine tra il trionfo del sabato e l’amarezza di una prima fila sfumata si è ridotto a 11 millesimi.
Antonelli aveva costruito un weekend pressoché impeccabile, mostrando la disinvoltura di un veterano tra le 22 curve del Madring e chiudendo al comando nelle FP2 e nelle FP3.
Tuttavia, quando l’asfalto ha offerto il massimo della gomma, Norris ha assestato la stoccata decisiva. La sua impresa risiede nella capacità di attendere l’attimo: sesto nelle FP1 a quasi nove decimi dal vertice e mai davvero appariscente tra Q1 e Q2, ha capitalizzato la lettura della squadra sull’evoluzione della pista, trovando il limite quando non c’era più margine per l’errore.
Alle spalle dei due protagonisti, la griglia propone temi tattici di prim’ordine. Max Verstappen scatterà dalla terza casella: pur senza la monoposto più costante del lotto, l’olandese ha confermato l’efficacia della Red Bull siglando il miglior tempo nel Q2 (1'32"431) e guadagnando il lato interno della seconda fila, pronto a sfruttare qualsiasi incertezza in staccata verso la prima curva.










