Sulla tomba del cimitero comunale di Aspe, nei pressi di Alicante, compaiono un nome maschile e alcune fotografie riferite a un’identità che Daniela aveva legalmente e definitivamente abbandonato prima della morte.

A 4 anni dal suicidio della giovane, avvenuto nell’aprile 2022 a 21 anni, un tribunale spagnolo ha avviato un’indagine per stabilire se la scelta dei genitori adottivi di negare la sua identità di genere sulla lapide integri una forma di umiliazione e discriminazione penalmente rilevante. L’inchiesta, affidata alla Sezione civile e istruttoria del Tribunale di Novelda (provincia di Alicante), ipotizza a carico dei genitori il reato d’odio.

Secondo la Procura, la coppia avrebbe deciso «in modo consapevole, premeditato e deliberato» di incidere sul sepolcro il precedente nome anagrafico della ragazza ed esporre, nella cappella di famiglia, immagini risalenti al periodo anteriore alla transizione, in cui Daniela presentava un’espressione di genere maschile. Poiché la sepoltura si trova in un cimitero pubblico, gli inquirenti ritengono che tali condotte abbiano travalicato la sfera privata, assumendo rilevanza collettiva.

A gravare ulteriormente sulla posizione dei coniugi vi sarebbero inoltre alcune interviste rilasciate ai media nazionali, nelle quali Daniela sarebbe stata indicata al maschile e la sua identità definita come una patologia.