La XIX legislatura ha una scadenza naturale fissata a cinque anni dall’insediamento, ma la data del prossimo appuntamento con le urne resta tutt’altro che definita. Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha aperto ufficialmente il confronto sul calendario elettorale, osservando che un ritorno al voto nel mese di settembre costituirebbe un’«anomalia» rispetto alla prassi repubblicana.

Pur rimarcando che il completamento del quinquennio è pienamente possibile, la seconda carica dello Stato ha prospettato un anticipo limitato, «nell’ordine di qualche giorno o di alcuni mesi», per assicurare una transizione istituzionale più ordinata.

Il nodo nasce dal precedente del 25 settembre 2022, quando gli italiani furono chiamati alle urne dopo lo scioglimento anticipato delle Camere decretato il 21 luglio dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a seguito della caduta del governo guidato da Mario Draghi.

Il nuovo Parlamento si insediò il 13 ottobre 2022. Se, sul piano tecnico-amministrativo, una consultazione a fine estate è praticabile — come ha dimostrato l’efficiente macchina organizzativa di allora —, sul versante politico e gestionale essa comporta criticità non trascurabili.