Chiara ovviamente partiamo dalla nuova luce: quando hai visto i primi bagliori? Sono legati alla fatidica domanda “canti ancora”?

Ho sempre desiderato dare una nuova veste alle mie canzoni, sono in tanti che le conoscono, le ho cantate molte volte e ora ho trovato il coraggio per riproporle in questo nuovo abito. Tante volte si pensa che quando non si è sotto le luci della ribalta non fai più questo mestiere. Negli anni ho visto questo fenomeno ampliarsi sempre più, ma non solo per il lavoro della musica, anche per un tanti di altri lavori. Anche se tu hai una tua carriera di nicchia con quelle 200 persone, 300 persone ma anche 1000 persone che ti ascoltano, rimani artista e meriti di fare questo lavoro. Se non vado a Sanremo molti pensano che io non faccia più la cantante. Così mi chiedono che lavoro faccio oggi. Per ridere un giorno dico che faccio la fruttivendola e un altro la commercialista, che poi sarebbe stato il mio lavoro. Nuova Luce vuol dire anche questo.

Sai che nella sua primigenia radice indoeuropea che è leuk significava splendore: è il passaggio successivo alla nuova luce?

In realtà sento già che questa cosa è splendida, quando sei contenta di quello che fai allora ti butti senza alcuna paura e diventi splendido.