PAVIA DI UDINE (UDINE) - Deve rispondere di omicidio volontario premeditato Marzia Fedele, la 61enne di Manzano arrestata il 10 settembre per avere ucciso il padre 91enne, Giuliano, nella casa di riposo Villa Orchidea di Percoto, frazione di Pavia di Udine. L'accusa è stata formalizzata dopo che gli inquirenti hanno raccolto la confessione della donna, presentatasi in caserma dove ha consegnato anche il coltello usato per uccidere l'anziano genitore. Sarebbero una decina le coltellate inferte al 91enne, ma un quadro più chiaro si avrà con l'autopsia.

Da chiarire anche il movente, che potrebbe derivare da una situazione complessa sia dal punto di vista psicologico ed emotivo che da quello economico per la gestione degli anziani genitori.Il delitto L'omicidio è avvenuto la mattina del 10 settembre nella stanza della struttura occupata da Giuliano Fedele, durante l'orario di visita. Nella stessa casa di riposo è da tempo residente anche la madre della donna, che tuttavia non ha assistito al delitto perché in un'altra stanza. Non risultano infatti testimoni dell'aggressione. Subito dopo Marzia Fedele è uscita e si è presentata in caserma, confessando e consegnando ai carabinieri il coltello. A quel punto a Villa Orchidea è stato scoperto il cadavere del 91enne e sono cominciati gli accertamenti tecnico-scientifici e le indagini, che hanno poi portato all'arresto della donna e alla formalizzazione dell'accusa.Le indagini Accusa pensatissima: omicidio volontario aggravato dalla premeditazione. Marzia Fedele si trova ora nel carcere di Trieste in attesa dell'interrogatorio di garanzia. Si attende che la Procura affidi l'incarico per l'autopsia, che aiuterà a chiarire il quadro finora emerso dai racconti della donna, che in un primo momento sono stati confusi e contraddittori. La 61enne avrebbe inferto al padre una decina di coltellate. Il movente invece potrebbe risiedere in un insieme di cause sia economiche che personali, in particolare nella difficoltà riscontrata dalla donna nel gestire la situazione dei genitori anziani, entrambi residenti nella rsa. Secondo quanto emerso da suo racconto, Marzia Fedele, che lavora come impiegata part-time, avrebbe patito una situazione personale e psicologica diventata progressivamente insostenibile a causa della necessità di pagare entrambe le rette della struttura e della difficoltà di gestire le necessità e il rapporto con i due anziani. In quest'ambito l'attenzione degli inquirenti si concentra anche su un episodio che avvenuto il giorno prima del delitto quando Giuliano, affetto da demenza senile, aveva aggredito verbalmente la figlia. Un episodio che, sommandosi alla situazione già precaria descritta dall'omicida, potrebbe averne innescato la reazione. Reazione però ritardata di un giorno, giustificando al momento la contestazione della premeditazione.