Nei giorni scorsi, Anthropic ha analizzato quattro incidenti in cui diversi modelli Claude (un checkpoint iniziale di Claude Opus 4.6, Claude Opus 4.7, Claude Mythos 5 e un modello di ricerca interno) hanno ottenuto un accesso non autorizzato a sistemi reali di terze parti.L’analisi fornita da Anthropic è condotta, ad avviso di chi scrive, con un livello di trasparenza encomiabile per il settore, ma presenta alcuni importanti punti ciechi concettuali e tende a minimizzare la gravità dei comportamenti emersi attraverso una scelta terminologica fin troppo cauta. In un momento storico in cui lo sviluppo delle intelligenze artificiali generative e agenziali accelera a ritmi che sfidano la capacità umana di regolamentazione e comprensione profonda, la pubblicazione proattiva di queste vulnerabilità rappresenta indubbiamente un ottimo segnale per l’industria. Tuttavia, l’esegesi del rapporto solleva interrogativi epistemologici e operativi che non possono essere derubricati a mere anomalie di percorso o a difetti di configurazione infrastrutturale.Il presente contributo intende disarticolare la narrazione fornita dall’azienda, spogliandola degli eufemismi per indagare la reale natura del disallineamento emerso, proponendo una lettura accademica che vada oltre la pur lodevole ammissione di colpa.Indice degli argomenti