Roma, 11 set. (askanews) – Ricercatori impegnati su virus ad alto rischio, tossine e studi “gain-of-function”, volti a modificare o potenziare determinate caratteristiche biologiche di un virus, hanno utilizzato i modelli di intelligenza artificiale Claude per attività che potrebbero teoricamente contribuire allo sviluppo di armi biologiche. E’ quanto emerge da un nuovo rapporto di Anthropic, che ha individuato cinque casi di possibile uso pericoloso dei propri sistemi e ha bloccato gli account coinvolti. La società precisa tuttavia di non avere elementi per affermare che gli scienziati avessero effettivamente intenzione di produrre armi biologiche.

Il rapporto, “Detecting and countering misuse of AI: September 2026”, individua nel possibile uso dell’Ia in campo biologico uno dei rischi più gravi legati ai modelli di frontiera. Secondo Anthropic, i sistemi di ultima generazione sono ormai in grado di assistere attività scientifiche complesse a un livello tale che non è più possibile escludere che possano fornire un contributo significativo anche a ricerche pericolose.

Il problema è soprattutto quello del “dual use”: le stesse conoscenze utili per sviluppare vaccini e terapie possono essere impiegate per rendere un agente patogeno più pericoloso. “Non è che qualcuno, come in un fumetto, dica: ‘Ehi, voglio costruire un’arma biologica per uccidere tutti'”, ha spiegato al New York Times Jacob Klein, responsabile della threat intelligence di Anthropic. “E’ una situazione incredibilmente sfumata”.