Il carabiniere racconta l'intervento nel sottopasso allagato a Latisana: «L'ho tirata fuori ma non respirava più. Provo un grande rammarico». Per un gesto eroico nel 2010 ricevette la medaglia di bronzo al merito civile

«Abbiamo fatto di tutto per salvare Antonietta Zamarian, ma purtroppo non ci siamo riusciti. Ed è questo il nostro rammarico più grande: è un intervento che mi ha segnato». Il brigadiere capo Demetrio De Riccardis, 55 anni, leccese, parla dall’ospedale di Latisana, dove è ricoverato.

Brigadiere, cosa ricorda?«Tutto. Dalla centrale ci hanno detto che c’era un’auto bloccata in un sottopasso allagato. Eravamo vicini, siamo arrivati subito. Si vedeva solo la parte posteriore che galleggiava. Il resto era sott’acqua. C’erano più di due metri d’acqua e il livello stava salendo».

Che cosa avete pensato?«Che dentro ci fosse qualcuno vivo. Non c’era tempo di consultarci: agisci d’istinto».E lei si è tuffato.«Prima mi sono tolto stivali, cinturone e giacca a vento per non andare a fondo. Poi mi sono tuffato. L’acqua era nera, non si vedeva nulla».Dove ha cercato subito?«Nella parte posteriore che galleggiava, perché pensavo fosse rimasta una sacca d’aria. Ma non c’era nessuno. Poi, tenendomi alla macchina, mi sono spostato davanti».E lì?«Ho aperto la portiera e infilato una mano nell’abitacolo. Ho cercato al buio. Poi ho sentito dei vestiti, ho afferrato il corpo e l’ho tirato a me».Era cosciente?«No. Non respirava. Ma era ancora calda e ho pensato di dover tentare tutto. L’ho adagiata sul braccio sinistro e ho iniziato la respirazione bocca a bocca, alternandola al massaggio cardiaco».Sempre in acqua?«Sì. Era profonda e lei, incosciente, non poteva aggrapparsi. Mi tenevo allo sportello aperto: era l’unico modo per restare a galla. A trascinarla da solo avrei rischiato di andare giù anch’io».Come l’ha portata fuori?«I vigili del fuoco hanno lanciato una corda e, con il collega, siamo riusciti a tirarla fuori. Abbiamo continuato il massaggio cardiaco, poi sono intervenuti i sanitari e hanno fatto tutto il possibile».Ha avuto paura?«In quei momenti no. Sei così concentrato su quello che devi fare che non c’è tempo per avere paura. La paura, semmai, arriva dopo».E adesso?«Pensi che potevi annegare. Ma in quel momento hai davanti una vita in pericolo e fai quello che credi possa salvarla. Poi pensi che, arrivando un minuto prima, ci saresti riuscito. Purtroppo questa volta non è andata così».Nel 2010 entrò in una casa satura di fumo e trascinò fuori un uomo semi-incosciente. Per quel gesto le fu concessa la medaglia di bronzo al merito civile. Si sente un eroe?«Non lo sono. Un altro avrebbe fatto la stessa cosa: è il nostro dovere. Qualcuno aveva bisogno di aiuto e dovevamo provare a salvarla».