A inizio marzo 2026 il gas europeo è salito di oltre il 60% in pochi giorni. La causa è stata l’escalation della guerra in Iran e le tensioni nello Stretto di Hormuz, che hanno ridotto l’offerta globale di gas naturale liquefatto. Tradotto sul bilancio familiare: secondo le stime di marzo, una famiglia tipo rischia di pagare fino a 2.952 euro l’anno tra luce e gas, il 21,5% in più rispetto alle previsioni iniziali per il 2026. Numeri che spiegano perché, in questi mesi, la bolletta è tornata a essere argomento da tavola e non più solo da telegiornale.

La domanda che tante persone si fanno è semplice e legittima: cosa c’entra una crisi a migliaia di chilometri di distanza con quanto pago per scaldare casa? La risposta passa per un meccanismo che vale la pena conoscere, perché è proprio capirlo che permette di difendersi.

Dallo Stretto di Hormuz al contatore di casa: come funziona la catena

Il prezzo che leggi in fattura non nasce dal tuo fornitore. Nasce molto più a monte, sul mercato all’ingrosso europeo. Il riferimento è il TTF di Amsterdam, il principale hub di scambio del gas in Europa: quando l’offerta globale diminuisce, il prezzo sale per tutti i paesi collegati a quel mercato. L’Italia non fa eccezione, anzi: una parte importante del gas arriva via nave sotto forma di GNL, e ogni intoppo sulle rotte di trasporto si ripercuote in fretta sui listini. Il legame con la geopolitica è quasi meccanico. Oggi i mercati energetici sono scossi da due conflitti che agiscono come una morsa: da un lato la Russia, che continua a influenzare i flussi di gas verso l’Europa, dall’altro la crisi in Iran, che minaccia le rotte del gas liquefatto. Lo si vede in tempo reale: ogni segnale di tensione militare si traduce immediatamente in un aumento dei centesimi pagati per ogni chilowattora o metro cubo di gas.