“No all’ambasciata genocida”. Mercoledì 9 settembre migliaia di persone hanno sfilato per le strade di Lubiana contro l’apertura della prima legazione israeliana in Slovenia. E contro la visita del ministro degli Esteri di Tel Aviv Gideon Sa'ar, accolto dall’omologo sloveno Tone Kajzer, esponente dall’attuale governo Jansa, nazionalista conservatore. L’apertura è stata celebrata come un netto cambio di rotta rispetto al predecessore Robert Golob, che in più occasioni aveva condannato l’operato di Israele nella Striscia.Sa'ar ha definito “storica” la cerimonia di inaugurazione dell’ambasciata, tenutasi in un hotel di Lubiana. Fino all’apertura del 9 settembre il dossier sloveno era seguito dalla sede di Vienna. Poi l’incontro con Kajzer, a cui ha presentato Israele come “l’unica democrazia del Medio Oriente e l’unico e vero partner dell’Europa”, che difenderebbe direttamente e indirettamente: “Israele è il baluardo della civiltà occidentale”. Su X Kajzer ha risposto rinnovando la volontà del Paese di aprire un dialogo proficuo con Tel Aviv, “ma soprattutto di raggiungere risultati chiari e di cui il nostro popolo possa beneficiare”. Quello stesso popolo che è sceso in piazza con slogan e striscioni a sostegno della causa palestinese. Intervistati da Al Jazeera, i manifestanti hanno criticato la scelta di Jansa, parlando di “governo collaborazionista” e di “mossa che mette in cattiva luce la Slovenia”. In una rilevazione condotta dal quotidiano Delo a giugno 2026 il 56% della popolazione si era detta contraria a rapporti più stretti con Tel Aviv. Raggiunto da Afp, l’analista politico Andraz Zorko ha detto che “la maggior parte della gente o è contro Israele o non prende posizione”. L’analisi di Delo riportava solo il 14% degli sloveni favorevoli.La sede di Lubiana, però, non nasce nel vuoto. Israele fu uno tra i primi Paesi a riconoscere nel 1992 l’indipendenza della Slovenia, la quale aprì una delegazione a Tel Aviv due anni dopo. Oggi, come ha confermato anche Kajzer ai giornalisti, “dopo un lungo periodo di contatti ridotti, è tempo di intensificare la cooperazione tra Slovenia e Israele”. Il nuovo governo Jansa procede in una direzione opposta a quella della precedente amministrazione di Robert Golob, che nel 2024 aveva riconosciuto lo Stato di Palestina e aveva imposto un embargo sulle armi a Israele. Aveva anche vietato l’importazione di prodotti provenienti dagli insediamenti illegali della Cisgiordania e l’ingresso nel proprio paese di alti funzionari israeliani, compreso il premier Benjamin Netanyahu. Al momento del suo insediamento, Jansa ha rimosso la bandiera palestinese dall’edificio del governo, dove era esposta accanto a quella dell’Ue e dell’Ucraina, e ha revocato tutte le misure contro Israele. Secondo Afp, Jansa ha descritto queste mosse come “una normalizzazione della politica estera slovena e un tentativo di arginare i danni” commessi da Golob.L’ambasciata di Tel Aviv a Lubiana viene inaugurata il giorno dopo lo stop britannico ai traffici con la Cisgiordania, e dopo che Francia e Canada hanno annunciato misure simili. Reuters riporta che il Movimento per la Libertà, guidato dall’ex premier Golob, assieme al Partito di Sinistra sloveno, ha presentato al Parlamento una proposta di impeachment, o messa in stato d’accusa, per Jansa e per la politica estera del suo governo, giudicato troppo favorevole a Israele. Il partito ha inoltre cercato di far rimuovere dall’incarico Kajzer, descrivendo l’apertura dell’ambasciata israeliana come una “restituzione del favore” per il presunto sostegno offerto a Jansa durante le elezioni di marzo 2026.
Disgelo nelle relazioni tra Slovenia e Israele: aperta la prima ambasciata a Lubiana. Proteste tra le strade della capitale: "No alla diplomazia con un governo genocida"
Centinaia di persone in città manifestano contro la riapertura del dialogo con Tel Aviv: "Governo collaborazionista mette in cattiva luce il Paese". Il ministro











