di
Giovanni Bernardi
La 20enne è morta mentre si trovava a casa del fidanzato, dove in quei giorni era ospitato anche un guaritore tradizionale marocchino. L'ipotesi iniziale: soffocata da un boccone. Però i polmoni erano liberi e sul corpo aveva ematomi. La famiglia di lei: «Vogliamo chiarezza»
Una sorta di guaritore arrivato dal Marocco e ospitato nella casa di quello che era stato il suo fidanzato, difficoltà a parlarle al telefono e lividi rinvenuti sul suo corpo nel corso degli esami necroscopici. Sono diversi i punti ancora oscuri riguardo la morte di Ikram Khyari, la 20enne di nazionalità marocchina deceduta la mattina dello scorso 7 agosto a Birbesi, frazione di Guidizzolo in provincia di Mantova, nella casa dove da qualche tempo viveva con quello che appunto era stato il fidanzato e con la famiglia di lui. Una vicenda che, a un mese di distanza dal drammatico fatto, sta ora assumendo i contorni del giallo e per la quale i genitori della 20enne, residenti a Casablanca, chiedono venga fatta chiarezza quanto prima.
Secondo le prime ricostruzioni, infatti, la 20enne sarebbe venuta a mancare a causa di un episodio di soffocamento provocato da un boccone di cibo andato di traverso. Ma sull’episodio gli inquirenti hanno deciso di approfondire e ora sarebbero venuti a galla anche alcuni altri aspetti ritenuti degni di ulteriori accertamenti. Gli esami necroscopici eseguiti poco dopo il decesso, avrebbero infatti evidenziato come le vie aeree fossero libere: in altre parole, è necessario capire con precisione quale sia stata la causa della morte della giovane. Sarebbero in corso anche alcuni accertamenti sulla natura degli ematomi rilevati nel corso degli esami medici, così come sono in corso, disposti dalla Procura di Mantova, esami e perizie sui telefoni cellulari e sui dispositivi tecnologici in uso al fidanzato della 20enne e ai familiari di lui.






