MESTRE (VENEZIA) - «Se è vero che conta più come si è vissuti di quanto, allora Michele ha onorato la vita». Trova a stento le forze, mamma Marina, per raggiungere il microfono del pulpito, all’inizio del funerale dell’amatissimo figlio 23enne, morto tragicamente nella notte tra venerdì e sabato scorso a Ca’ Noghera. È rimasto schiacciato dal trattore con cui era andato a fare un giro, con tre amici, e che si è capovolto sul canale dopo che l’argine ha ceduto nel momento della manovra per tornare indietro. Un temporale violento abbattutosi sulla città dà una tregua quando il feretro si affaccia sul sagrato del Duomo, in piazza Ferretto.

Mille in duomo Oltre un migliaio i presenti, la chiesa è stracolma di giovani, segno che Michele Cecconi aveva tanti amici, a Mestre dove ha studiato al Liceo Bruno e lavorato al Bar Ca’ di Mat, e a Ferrara dove ha frequentato l’Università di Ferrara, a Filosofia, dov’era ormai prossimo a laurearsi. La famiglia vestita a lutto si sorregge unita nei primi banchi: papà Maurizio Cecconi, la madre Marina Zanardo, l’altro figlio Pietro, primogenito; e poi gli zii Damaso e Roberta Zanardo, i cugini Eleonora, Enrico, Delia, che per Michele erano altri tre fratelli. Non ce l’ha fatta, invece, il nonno Settimio, fuori dalla cui tenuta è successo il tragico incidente, a essere presente: troppo doloroso per lui, avanti negli anni.Ventotto corone Sull’altare ci sono ben 28 corone di fiori. La bara entra portata a spalle dal papà e, con addetti delle pompe funebri Lucarda, anche da due dei tre amici di una vita che c’erano quella maledetta sera della disgrazia: rovesciandosi il trattore li ha sbalzati fuori, hanno riportato solo qualche escoriazione, ma soprattutto hanno vissuto lo shock di scoprire Michele ormai incastrato senza vita. Presiede la messa don Lorenzo De Lazzari, concelebrano don Fausto Bonini e don Gianni Fazzini, oltre al diacono Gianfranco Aldighieri. Nella parrocchia del Duomo Michele aveva fatto il catechismo e i sacramenti. In rappresentanza del Comune, con la fascia tricolore, c’è il vicepresidente del Consiglio comunale, Marco Bellato. L’omelia Don Lorenzo tiene un’omelia carica di contenuto: «Oggi in questa chiesa non ci sono solo dolore, smarrimento, disperazione. Dio annuncia la vita. Mi rifiuto che ci sia una bara e basta. La morte non ci separa dalla vita, ma fa entrare nella vera vita. La morte non ha l’ultima parola. Michele – scandisce il sacerdote – era un’anima bella che portava luce e pace a chi incontrava. Lui ha vissuto 23 anni, non so se posso dire altrettanto di me che ne ho 45…». Quindi l’appello rivolto ai giovani: «Vi suggerisco di scegliere la vita. Se amate qualcuno, diteglielo, oggi. Se dovete perdonare qualcuno, perdonatelo, oggi. Non siamo soli, Cristo è con noi». Prima del rito dell’incensazione, si susseguono gli interventi, commossi e accolti da caldi applausi, del fratello Pietro («Sei stato il dono più bello»), della cugina Eleonora («Ci sarai sempre dietro le cose che farò»), dell’ex fidanzata Lisa («Sette anni insieme sono importanti e restano nel mio cuore»), di alcuni amici di famiglia e del giovane («Vi siamo vicini, contate su di noi») e, da ultimo, dello zio Damaso: «Scusami, Michele, se magari avrei potuto dedicarti più tempo. Addio mio caro nipote». Infine, la salma esce accolta dal caloroso abbraccio dei moltissimi presenti e parte per l’ultimo viaggio, al cimitero di Gaggio di Marcon dove c’è la tomba di famiglia.