Il mondo è di nuovo un tacchino pronto a essere fatto a fette dai grandi imperialisti del momento? Il sospetto viene, di fronte alla notizia che in novembre potrebbe svolgersi un vertice trilaterale: Donald Trump, Xi Jinping, Vladimir Putin. Non è certo: il Cremlino ha confermato che l’idea è allo studio; i leader di Mosca e Pechino ne avrebbero parlato; il presidente americano non si è espresso né per il sì né per il no. Ovviamente, vengono subito alla mente i disegni satirici del passato, con i capi delle potenze coloniali attorno al tavolo, coltellaccio in mano e tovagliolo al collo, a spartirsi il mappamondo.
Negli Anni Ottanta dell’Ottocento, Otto von Bismarck porziona l’«Afrique» e ne distribuisce i pezzi. Stessi tempi, la britannica regina Vittoria, lo zar Nicola II, il Kaiser tedesco Guglielmo II, la francese Marianna e un samurai giapponese banchettano sulla torta della Cina. Ancora prima, Napoleone e il primo ministro britannico William Pitt si dividono il mondo a forma plum pudding, al primo l’Europa, al secondo gli oceani. Vignette di gran successo: le ultime, dopo la conferenza di Yalta, dove Franklin Delano Roosevelt, Winston Churchill e Joseph Stalin apparecchiano il banchetto dell’Europa.








