Una protesta contro il governo di Laura Fernández a San José, in Costa Rica. La guerra al narcotraffico alimenta anche lo scontro tra esecutivo e magistratura (Getty Images)
Powered by
Per decenni la Costa Rica è stata considerata un’eccezione in America centrale: una democrazia stabile, senza esercito da quasi 80 anni, dotata di istituzioni solide, di una vasta classe media e di un’economia capace di attrarre turismo e aziende tecnologiche. Oggi, però, l’espansione del narcotraffico e il forte aumento degli omicidi stanno mettendo in discussione questo modello.
Secondo una ricostruzione del Wall Street Journal, dal 2020 gli omicidi sono cresciuti del 50%, portando il tasso nazionale su livelli paragonabili a quelli del Messico. La crisi ha inoltre alimentato un duro conflitto fra il governo della presidente Laura Fernández e la magistratura indipendente.
Fernández sostiene che il lavoro della polizia venga spesso vanificato dai tribunali, che rimetterebbero rapidamente in libertà persone già arrestate. Ha accusato alcuni settori della giustizia di essere esposti all’influenza della criminalità organizzata, contestato i giudici costituzionali nell’ambito di una disputa sulle nomine e appoggiato una consistente riduzione dei fondi destinati agli apparati giudiziari. Magistrati, oppositori e organizzazioni civili considerano invece queste iniziative un tentativo di indebolire uno dei principali contrappesi al potere esecutivo. Numerosi cittadini sono scesi in piazza per difendere l’autonomia dei tribunali.






