Milano – Il Made in Italy ha inventato il materiale della stagione: il dissing elasticizzato. Resiste alle scuse, aderisce magnificamente all’ego e accanto Instagram prende fuoco. L'account ScreenWeek mostra Elisabetta Franchi sul red carpet veneziano in un abito nero del proprio marchio. Sotto il video compare il commento di Stefano Gabbana - lui, non la maison - che deposita due parole: “Miss poliestere”. Seguono faccine ridenti.
Franchi risponde usando il Lei come una lama da taglio. Conserva la stima per l’azienda, ricorda la ricorrenza di simili messaggi e consiglia a Gabbana “a una certa” di appoggiare il telefono. Il pronome di cortesia compie un intervento di alta chirurgia: la maison rimane sul piedistallo, il fondatore finisce accanto al caricabatterie. Nelle stories la stilista aggiunge di essersi stancata. La parola più velenosa, a ben guardare, è “Miss”: trasforma un'imprenditrice in una concorrente di un concorso provinciale, completa di fascia sintetica. “Poliestere” aggiunge il verdetto di casta.
La signora appartiene alla moda, suggerisce l’insulto, ma frequenta l’ingresso lontano dai velluti ereditari. La composizione dell’abito nero rimane ignota. Il vocabolo scelto da Gabbana agisce dunque come sentenza estetica . Oggi “poliestere” equivale a cheap, seriale, ansioso di sembrare ricco. La Generazione Z lo adopera con la crudeltà di chi ha ereditato l’emergenza climatica, gli affitti impossibili e magliette destinate a sopravvivere ai proprietari.






