“La morte di Piscitelli non ha placato la spirale di sangue nella Capitale“. I pm che indagano da anni sull’omicidio di Fabrizio “Diabolik” Piscitelli, per cui oggi sono stati eseguiti sette arresti, sono convinti che “subito dopo l’omicidio, i fedelissimi di “Diabolik”, riconducibili alla fazione albanese guidata da Elvis Demce, avrebbero avviato una fitta attività di ricerca e pedinamento per individuare e uccidere i mandanti, individuati fin da subito dagli ambienti criminali in Molisso e Bennato”. È uno degli elementi che emergono dall’inchiesta della Dda della Procura di Roma sull’omicidio avvenuto ad agosto del 2019 nella capitale. Un’indagine che, secondo gli inquirenti, non si ferma alla pianificazione e all’esecuzione del delitto, ma ricostruisce una vera e propria “faida” tra gruppi criminali contrapposti per il controllo dei traffici di cocaina.
Il boss Senese e la riaffermazione del potere del clan
L’omicidio sarebbe stato autorizzato dal boss della camorra romana Michele Senese per “riaffermare il potere del clan” sulla droga nella capitale, dopo il distacco di Piscitelli dai Senese e il suo avvicinamento alla fazione degli albanesi guidata da Demce. Nell’ambito dell’inchiesta il giudice per le indagini preliminari Livio Sabatini ha disposto misure cautelari nei confronti di Senese, già detenuto per altro, e di due presunti complici nell’omicidio: Leandro Bennato, considerato al vertice di un “gruppo criminale operante su tutta la città di Roma con propaggini che dall’estrema periferia di Roma Sud/Est (Tor Bella Monaca) si prolungano sino a quelle di Roma Nord-Ovest (zona Casalotti/Primavalle)”, e Alessandro Capriotti, “noto broker di cocaina” che avrebbe attirato Piscitelli al Parco degli Acquedotti, “nel raggio d’azione del sicario, già travestito da runner e appostato nell’area”.











