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Dopo la strage di Pietralata, Massimiliano Valeriani, neurologo dello sviluppo del Bambino Gesù, spiega quali terapie esistono per la paralisi cerebrale infantile e perché, se una cura efficace fosse disponibile all’estero, “saremmo noi a indicarla”.
Intervista a Dott. Massimiliano Valeriani
Responsabile di Neurologia dello Sviluppo dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù
Una famiglia stremata dalla gestione quotidiana di una figlia con una grave disabilità, una mamma che non l'aveva mai accettato e anche l'ultima speranza svanita dopo il fallimento della cura sperimentale. Un complesso intreccio di sentimenti e dolori che avrebbe spinto Luca Abbasciano e Valentina Pambianco a uccidere la piccola Bianca e poi togliersi la vita nella propria villetta di via dell'Antracite, nel quartiere Pietralata a Roma, il 30 agosto scorso. In casa sono state trovate una ventina di lettere rivolte ad amici e parenti con disposizioni per il futuro da cui traspare un messaggio fondamentale: "Non ce la facciamo più". Un pensiero ripreso e rilanciato online da centinaia di caregiver che ogni giorno si prendono cura di familiari disabili o anziani e che sentono di non avere supporto da parte delle istituzioni. Ci sarebbe questo alla base dell'estremo gesto, insieme, forse, alla disattesa speranz che le costosissime cure sperimentali (e ritenute prive di evidenza scientifica) nella clinica Neurocytonix di Monterrey, in Messico, potessero curare Bianca. "Un danno cerebrale non è qualcosa da cui si può guarire", spiega a Fanpage.it il dottor Massimiliano Valeriani, responsabile di Neurologia dello Sviluppo dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. "Quello che possiamo fare qui in Italia è quello che la scienza può fare per questi bambini".






