La spesa sanitaria pubblica pro-capite dell’Italia è la più bassa tra i Paesi del G7, e al quindicesimo posto tra i 27 dell’area Ocse, al 6,2% del Pil, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media Ocse che a quella dei Paesi europei, entrambe pari al 7,1%. Sul fronte della spesa pro-capite a parità di potere di acquisto, il divario rispetto alla media dei Paesi europei ha superato i 36 miliardi di euro.

Con questi dati la Fondazione Gimbe traccia un quadro impietoso: «Il sottofinanziamento pubblico della sanità – dice il presidente Nino Cartabellotta – non è più una questione contabile, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale. Alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine. Ma il prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su dieci».