Solo il 16% delle grandi aziende dispone di uno storage di backup a immutabilità assoluta: una ricerca di Omdia per Object First.
L’immutabilità dei dati è una garanzia nelle strategie di backup fortemente orientate alla resilienza operativa, quelle che puntano a garantire al 100% il veloce ripristino dopo un incidente, una cancellazione accidentale dei dati o un attacco ransomware. Ma sono poche, a oggi, le aziende che dispongono di una storage di backup ad immutabilità assoluta, in cui risulti impossibile qualsiasi modifica o cancellazione dei dati salvati. Nemmeno un amministratore IT con elevati privilegi potrebbe farlo, e dunque si tratta di una misura di protezione utile in tutti i casi di attacco con abusi di credenziali o escalation di privilegi.
Una nuova ricerca condotta da Omdia (la ex Canalys) per Object First svela che, su un campione d’indagine di 700 grandi aziende statunitensi ed europee, da almeno mille dipendenti, solo il 16% ha adottato un sistema di storage di backup ad immutabilità assoluta. Eppure il 93% dei responsabili IT e di cybersicurezza considera questa tecnologia come fondamentale per la protezione da ransomware, e dunque per la resilienza operativa.
Lo scarto tra consapevolezza e concretizzazione è dunque ampio. Esiste un “gap di immutabilità” negli ambienti di storage di backup, un gap che determina un peggioramento degli esiti da ripristino. Il rischio di perdere dati è endemico: l'83% delle organizzazioni del campione ha subìto un attacco ransomware andato a buon fine nei 24 mesi precedenti al rilevamento, dato in crescita sul 66% del 2024.






