Non sarà più sufficiente presentare per primi una domanda per impegnare sulla carta la capacità della rete elettrica nazionale: la priorità dovrà andare ai progetti rinnovabili e ai sistemi di accumulo che hanno realmente ottenuto il titolo necessario per essere costruiti. È il passaggio dal criterio del “First come, first served” a quello del “First permitted, first connected”, introdotto dal nuovo decreto (riportato in coda all’articolo, ndr) appena firmato dal ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto.

Il provvedimento, adottato dopo il parere dell’Arera, attua quanto previsto dal decreto Bollette n. 21 del 2026 e interviene sulla cosiddetta “saturazione virtuale” della rete. Un fenomeno prodotto dall’accumularsi di domande relative a impianti che spesso non arrivano all’autorizzazione e alla costruzione, ma continuano comunque a condizionare la capacità di connessione disponibile per iniziative più mature.

A fotografare le dimensioni del problema è Massimiliano Iervolino, consulente esperto del settore: «In Italia le richieste di connessione alla rete in alta e altissima tensione per nuovi impianti rinnovabili e sistemi di accumulo superano complessivamente i 600 GW, una quantità enormemente superiore agli obiettivi nazionali al 2030. Ma una richiesta di connessione non equivale a un impianto realmente autorizzabile e cantierabile. Il risultato è che progetti destinati a non essere realizzati possono impegnare “sulla carta” capacità di rete, penalizzando iniziative più mature e concrete. Il nuovo sistema introduce un passaggio dal principio del “First Come, First Served” a quello del “First Permitted, First Connected”: la riserva della capacità di rete si consoliderà dopo il conseguimento del titolo autorizzativo o abilitativo, seguendo l’ordine cronologico con cui questo viene comunicato a Terna».