Di Dario d’Elia
Packard Bell, marchio interamente controllato da Acer Group, ha annunciato durante la conferenza next@Acer di ieri presso l’Ifa di Berlino, un rilancio completo in occasione del proprio centenario. Fondata nel 1926 a Los Angeles da Leon Packard e Herbert Bell come produttore di radio per uso domestico, l’azienda ha attraversato un secolo di elettronica di consumo, dalla televisione a colori ai primi personal computer, per poi essere acquisita da Acer nel 2008 e messa in standby in diversi mercati europei.
Oggi Acer ha scelto di riportarlo in vita non come semplice etichetta accessoria del listino, ma come marca identitaria a sé stante, con una nuova riconoscibilità visiva costruita attorno a un logo a punti (pensati come cellule più che come pixel) e una filosofia dichiarata, “Tech it easy”, tradotta in una gamma di prodotti a prezzo accessibile per un pubblico giovane e digitale.
“Le persone hanno bisogno di una tecnologia che le aiuti a studiare, lavorare e rimanere in contatto, a un prezzo accessibile”, ha dichiarato Valerie Piau, vp marketing, consumer di Acer Europe, nel presentare l’operazione. Sul palco, Piau ha sintetizzato la filosofia del rilancio con una frase ancora più diretta, riferita al notebook DotBook: con questo prodotto, ha detto, “si paga la tecnologia che si usa, non l’hype che non si usa”. È un posizionamento che, letto con gli occhi di chi segue le strategie industriali più che il lifestyle, dice più di quanto sembri: Acer non sta semplicemente rispolverando un nome vintage per nostalgia, sta usando un marchio storico per fare qualcosa che il proprio marchio principale non può fare con altrettanta credibilità.










