C’è un mercato che in Italia vale 4,5 miliardi di euro e cresce del 12,3% in un anno, con più di 15.000 persone al lavoro in 400 aziende. È la space economy, e per chi guarda ai numeri conta anche un altro dato: l’Italia è il sesto Paese al mondo per rapporto tra investimenti spaziali e prodotto interno lordo (fonte Report Deloitte 2026 su dati SDA Bocconi-Eurispes). Sullo scenario globale la traiettoria è più netta, con un settore che passa da 630 miliardi di dollari del 2023 a 1.800 miliardi entro il 2035 (fonte World Economic Forum e McKinsey, 2024).
Dietro questi numeri c’è una storia che riguarda molte più imprese di quante immaginino di esserne coinvolte. I dati dei satelliti per l’osservazione della Terra entrano nei modelli assicurativi e nella gestione delle colture, i materiali sviluppati per resistere alle sollecitazioni del lancio arrivano nell’automotive e nello sport, la miniaturizzazione dei componenti spaziali abbassa i costi in buona parte della manifattura. Allo stesso tempo lo spazio ha bisogno della terra: competenze di produzione industriale, scienza dei materiali e certificazione dei processi, note da decenni alle aziende a terra, servono a chi costruisce satelliti e infrastrutture orbitali. Lo scambio corre nei due sensi. Il punto è che quasi sempre avviene per caso, quando avviene.







