Crisi lampo consumata in poche ore di una domenica e culminata in un esonero notturno destinato ad avere strascichi tanto in sede sportiva quanto sul piano giuslavoristico.
La separazione ufficiale tra la Fiorentina e Fabio Grosso, formalizzata nella tarda serata di domenica 6 settembre 2026, rappresenta una delle rotture più brusche e precoci nella storia recente della società viola.
Sul campo, l’esperienza di Grosso sulla panchina toscana è durata appena quattro gare ufficiali. Dopo un esordio incoraggiante in Coppa Italia con il successo sul Benevento, la Serie A si è rivelata un percorso a ostacoli: tre partite, tre sconfitte, zero punti, un solo gol realizzato e ben nove incassati.
Il crollo è iniziato all’Olimpico con il 4-0 subito dalla Roma alla prima giornata, per poi aggravarsi al “Franchi” nella seconda, in un clima di festa per il centenario del club: il Frosinone ha dilagato 3-0, sfruttando al massimo le vulnerabilità viola nelle transizioni e sui calci piazzati, nonostante una mezz’ora iniziale discreta e due legni colpiti dai padroni di casa.
L’atto finale si è consumato contro il Torino: dopo un primo tempo avaro di emozioni, la reazione d’orgoglio innescata dai cambi di Grosso ha portato al vantaggio firmato da Mateo Pellegrino al 48’. L’illusione è però svanita in fretta: l’ingresso di Simeone ha cambiato l’inerzia, e le reti di Mandragora e Adams hanno fissato il 2-1 granata. Al triplice fischio, l’ultimo posto solitario in classifica ha scatenato una contestazione furibonda della tifoseria.










