Il procuratore generale dello Sport, Ugo Taucer, ha respinto la richiesta di archiviazione da parte della Figc sul mancato tesseramento di Giovanni Malagò: per essere eletto presidente della FederCalcio doveva prima esserne iscritto. Adesso il n.1 (ancora per quanto?) del pallone rischia davvero. È già arrivata la decisione della Procura generale sulla telenovela Malagò: è clamorosa e rischia di terremotare un’altra volta il calcio italiano. Da metà luglio sulle pagine del Fatto Quotidiano raccontiamo il vizio di forma che ha accompagnato l’elezione di Malagò in Figc, e adesso potrebbe addirittura annullarla. La questione è emersa dal ricorso presentato in campagna elettorale dall’avvocato ed ex calciatore della Lazio, Renato Miele, che aveva provato a candidarsi senza il sostegno delle componenti ed era stato escluso. L’azione in sé fin qui è stata bocciata dai tribunali, però tra i vari elementi portati all’attenzione dei giudici ce n’era uno potenzialmente dirompente: appunto il mancato tesseramento di Malagò per la Figc al momento del deposito della candidatura.
Si tratta di un requisito fondamentale secondo le norme. L’art. 29 dello statuto Figc spiega che “possono essere eletti o nominati alle cariche previste dal presente Statuto e dalle norme da questo richiamate, se in regola con il tesseramento alla data di presentazione della candidatura”. Gli stessi principi informatori del Coni, a monte, indicano che è “sufficiente la vigenza di un tesseramento valido” al momento dell’assemblea. E Malagò non lo era: gioca regolarmente a calcetto al suo Circolo Aniene, che però è affiliato ad altre Federazioni (come nuoto, canottaggio e vela) ma non alla Figc. Così lo scorso 15 luglio, dopo i primi articoli del Fatto e l’udienza al Collegia di garanzia del ricorso di Miele, il procuratore generale dello Sport Ugo Taucer (già consulente del sottosegretario Mantovano a Palazzo Chigi) ha costretto la procura della Figc ad aprire un fascicolo.












