Milano, 8 set. (askanews) – “Scrivo queste parole perchè da tempo sento di dovermi giustificare per ciò che penso. Come se il mio voto dicesse qualcosa non solo delle mie idee, ma della mia intelligenza, della mia sensibilità, persino della mia qualità umana. Come se non fossi mai abbastanza colta, preparata, consapevole. E alla fine resta sempre quella parola: fascista. A volte persino ‘sporca fascista’. Mia nonna il fascismo lo ha combattuto. Io, dentro di me, di fascista non ho mai riconosciuto niente”. Lo scrive sui social Francesca Verdini, in due lunghi post che registrano il ‘like’ del compagno, il vicepremier Matteo Salvini.
“Non è successo in un giorno. È stato un processo lungo culturale prima ancora che politico. Per anni una certa sinistra ha conquistato un’egemonia in molti luoghi della cultura, dell’informazione, dello spettacolo dell’università. Lentamente ha costruito un mondo nel quale pensarla diversamente è diventato sempre più difficile. Non perchè sia vietato, ma perchè ha un costo: puoi essere escluso, giudicato e soprattutto etichettato. Non importa cosa pensi, quali ragioni ti abbiano portato a farlo o quale sia la tua storia. Se non sei allineato, arriva una parola destinata a chiudere la discussione: fascista, stupido, ignorante, cattivo, razzista. Non si confuta più un’idea, si delegittima chi la pronuncia”, sostiene Verdini.






