Quattro ore di inchiesta serrata per tentare un ritratto critico dell'uomo più controverso del pianeta, idolatrato e detestato in ugual misura, di certo il più ricco tra i potenti (o viceversa): Elon Musk.

Fuori concorso a Venezia lo si è visto in un'unica tranche (con benefico intervallo di dieci minuti), ma a inizio 2027 dovrebbe arrivare in diverse puntate su HBO Max – sempre che non finisca come Loro di Sorrentino, il film su Berlusconi acquisito dalla società di famiglia Medusa e mai più mandato in onda, o quello di Guadagnino sullo zar dell'AI Sam Altman, ex socio di Musk, che finalmente ha una distribuzione. Perché HBO fa parte del gruppo Warner Discovery, in via di assorbimento da parte dei “trumpiani” di Paramount Skydance, al netto delle controversie legali in corso.

Dirige il documentarista investigativo Alex Gibney, premio Oscar per Taxi to the Dark Side, su Guantanamo, e autore, tra le altre cose, del raggelante Going Clear - Scientology e la prigione della fede. Insomma, più un regista-giornalista che affronta faccende serissime, che un maestro della narrazione raffinata.

Tali sono anche i pregi e i limiti di questa nuova impresa, comunque da far tremare i polsi: scavare nel passato e nel presente di un imprenditore-politico che ha già demolito, con ogni mezzo possibile, non solo avversari e competitor, ma anche ex-soci, ex-compagne e persino una figlia che ha osato cambiare sesso. Nelle prime battute del film l'autore spiega le sue richieste di intervistarlo e la risposta di Musk su X (il fu Twitter): "Gibney è uno stronzo" (douche in originale, al che il regista rispose "Douché" – c'è una giustizia poetica anche nel dissing). Ma lo stile-Elon lo conosciamo.