I duchi del Sussex sono rimasti “sorpresi” dai contenuti della lettera che, domenica pomeriggio, Buckingham Palace ha ritenuto di dover spedire alle istituzioni, al governo, all’esercito e alle associazioni, per chiarire la posizione che i due occuperanno durante la loro permanenza (sine die) nel Regno Unito.
Re Carlo III ha ribadito, qualora ce ne fosse ancora necessità, che Harry e Meghan agiscono e si muovono, solo ed esclusivamente in qualità di “privati cittadini”, che non godono più del titolo di “Altezza reale” e, soprattutto, non hanno nulla a che vedere con la corona.
“Al fine di evitare dubbi o confusione” ha scritto il palazzo nella nota operativa circolata anche tra le redazioni dei quotidiani, “la loro posizione è assimilabile a quella di privati cittadini con interessi commerciali e filantropici”.
Il senso, ben chiaro, è che i “reali a metà” non esistono e che le porte della corte dei Windsor sono e restano chiuse per la coppia che ha scelto l’indipendenza e la libertà in America, salvo poi decidere di tornare indietro dopo sei anni alla ricerca di nuove opportunità di guadagno.
Pare dunque evidente che, se Buckingham Palace ed il Lord Ciambellano hanno sentito la necessità di dare questa spiegazione, evidentemente le occasioni per scivolare in un terreno dai confini labili tra ciò che rappresenta la corona e quello che possono rappresentare Harry e Meghan, si erano già evidenziate. Gli impegni pubblici del principe devono essere considerati solo attinenti alle sue attività come patron delle varie realtà caritatevoli che supporta, o del suo ex impegno nell’esercito, del quale ha lungamente parlato nel suo libro biografico Il Minore. Tutto il resto è solo appannaggio della corona che non vuole saperne di essere confusa con lo stile e le scelte dei Sussex.










