Non più un sistema che legge un documento, calcola una previsione o scrive un’email, ma un agente che allunga una mano meccanica su un microscopio, su un braccio robotico o su un dispositivo di dosaggio da laboratorio, e lo muove.Il 27 agosto 2026 Anthropic ha aperto l’anteprima di ricerca dello strumento che promette di rendere ordinario questo passaggio, il Model Hardware Standard, che sta all’hardware come il Model Context Protocol sta già al software.Elizabeth Kelly, che in Anthropic dirige i beneficial deployments, ne ha dato al pubblico l’immagine più semplice, quella del cavo USB-C: un modo unico di far passare informazione fra un modello e un dispositivo, quale che sia il dispositivo.Vale la pena ricordare da dove nasce, perché l’origine dice molto sulla natura della cosa. MHS non è il prodotto di un comitato, ma di un banco ottico. Arco Bast, ricercatore post dottorato all’HHMI Janelia Research Campus, lavorava su immagini cerebrali con un apparato assemblato a mano, laser, specchi galvanometrici, focheggiatori motorizzati e telecamere di costruttori diversi, senza alcuna interfaccia comune.Per farli parlare fra loro aveva costruito un dizionario condiviso in memoria, dove ogni strumento scriveva e leggeva il proprio stato. Alek Kemeny, del gruppo beneficial deployments di Anthropic, ha lavorato con lui per innestare un modello dentro quel dizionario. Da lì è venuto tutto il resto.Indice degli argomenti
Model Hardware Standard: AI, robot e regole UE dal 2027
Il Model Hardware Standard promette di collegare gli agenti AI a strumenti e robot in poche ore. Ma dal gennaio 2027 l’Europa imporrà certificazioni con criteri ancora incompleti, aprendo una fase delicata per laboratori, fabbricanti e imprese






