Crittografia
Sicurezza
La protezione di un account Microsoft 365 non termina più con l’attivazione dell’autenticazione a più fattori (2FA). Una campagna di phishing analizzata da CloudSEK mostra con particolare chiarezza il problema: BigBear 2.0, un servizio realizzato da un gruppo di criminali informatici ha raccolto migliaia di credenziali e cookie di sessione Microsoft 365, riuscendo nel superamento delle difese 2FA e MFA (Multi-factor authentication) contro almeno 258 organizzazioni.
I ricercatori hanno osservato 5.137 record sottratti, 1.032 password in chiaro, 4.148 cookie di sessione e 474 autenticazioni compromesse; le vittime, individuate attraverso gli indirizzi IP pubblici, appartengono a oltre 40 Paesi.
BigBear 2.0 rappresenta bene l’evoluzione del phishing aziendale: il criminale non prova necessariamente a “indovinare” o neutralizzare il codice MFA. Lascia che sia l’utente a completare correttamente l’autenticazione con Microsoft e si appropria della sessione che ne deriva. È una tecnica nota da tempo come Adversary-in-the-Middle, o AiTM, ma servizi “pronti all’uso” come BigBear riducono significativamente le competenze necessarie per utilizzare queste tattiche malevole su larga scala.









