Una sfida che dal campo scivola sugli spalti, sui social, nelle parole di chi racconta il volley. Turchia–Italia è stata anche questo. Ma alla finale dell’Europeo di Istanbul si è superato il limite. Durante la presentazione delle azzurre, un telecronista turco ha deciso con nonchalance di aggiungere qualcosa di suo agli annunci dello speaker: per ogni giocatrice, ha scandito in diretta il Paese d’origine della loro famiglia. “Paola Egonu dalla Nigeria“, poi “Myriam Sylla dalla Costa d’Avorio“, “Ekaterina Antropova dalla Russia” e “Sarah Fahr dalla Germania“. Sui social la reazione è stata immediata e sono piovute accuse di razzismo. Il paradosso, però, è che la provocazione arriva da una Nazionale che del reclutamento internazionale ha fatto negli anni una delle proprie caratteristiche. La Turchia ha appena conquistato il titolo europeo trascinata da Melissa Vargas, cubana naturalizzata, autrice di 28 punti nella finale e decisiva soprattutto nella rimonta degli ultimi due set.

In panchina c’era anche la statunitense Jack Sisal, mentre tra le giocatrici convocabili figura la romena Alexia Carutasu. E la lista dei tentativi turchi di portare sotto la propria bandiera alcune delle più forti giocatrici del mondo racconta una storia ancora più curiosa: negli anni ci sono stati contatti e indiscrezioni riguardanti Tijana Boskovic, Isabelle Haak e Marina Markova. Ora, secondo quanto emerso, ci sarebbe interesse anche per la giovanissima cubana Castillo Valdes. Tutte atlete nate e cresciute fuori dalla Turchia. Invece Egonu e Sylla, per esempio, sono nate e cresciute in Italia e hanno costruito qui il proprio percorso sportivo e personale. Tra l’altro, per Paola Egonu non è neppure la prima volta che si ritrova al centro di questo genere di deplorevoli insinuazioni.