Il risparmio gestito italiano arriva al giro di boa del 2026 con una raccolta complessiva pari a 11,3 miliardi di euro, di cui quasi 11 realizzati nel solo secondo trimestre.

Ma il numero complessivo non riesce a raccontare da solo i molteplici trend che stanno ridefinendo l’industria, e che sono stati resi da Assogestioni (l’associazione di categoria presieduta da Maria Luisa Gota) nell’ambito della mappa trimestrale.

Il ritorno dell’azionario La prima grande tendenza riguarda la macro-composizione della raccolta: le gestioni collettive (quindi fondi aperti e in misura minore chiusi) hanno portato alle associate più di 22 miliardi, contro i quasi 11 miliardi di deflussi provenienti dalle gestioni di portafoglio, in particolar modo quelle assicurative (rivolte a investitori istituzionali) che hanno registrato riscatti prossimi ai 19 miliardi.

Proprio nell’ambito dei fondi aperti si è peraltro assistito, a cominciare dal secondo trimestre, a un’inversione di tendenza rispetto alle precedenti osservazioni.

Se negli ultimi anni il campione indiscusso del risparmio italiano è stato l’obbligazionario (specialmente nella versione dei fondi a scadenza), adesso si sta assistendo a un ritorno di fiamma per l’azionario.