E adesso? E adesso che Rula Jebreal ha dato della “scimmia” a Hakeem Sekou Jeffries, avvocato e membro della Camera dei Rappresentanti per lo Stato di New York, in un’intervista su un canale YouTube americano? Il motivo, ha spiegato poi lei nel momento in cui si è scusata “incondizionatamente” per avere usato “un termine inappropriato e offensivo”, era costituito dal fatto che fosse inorridita dall’aver appreso che Jeffries avesse accettato denaro da Aipac, ovvero dalla lobby ebraica statunitense, “in mezzo al genocidio di Israele in Palestina”, aggiungendo a sua discolpa che l’immagine della scimmia si riferiva alle famose tre scimmiette del non vedo-non sento-non parlo.

Quello che inevitabilmente resta in questo nostro mondo in cui la tecnologia non perdona (nel senso che rimane traccia anche di ciò che vorremmo potesse sparire) è tuttavia l’uso di una parola che indirizzata a una persona afroamericana assume connotati razzisti, e che non a caso è d’uso comune dalle parti del Ku Klux Klan e in generale tra i sostenitori del suprematismo bianco. Ne è conseguito che sui cosiddetti social, malgrado le pronte scuse, la giornalista, scrittrice e docente palestinese con cittadinanza israeliana naturalizzata italiana è stata bersagliata da commenti polemici, cosa che di questi tempi come sappiamo è pratica comune e rinverdisce la tradizione della gogna medievale.