"È il mio viaggio fra la vita e il mistero che ci accompagna ogni giorno. Così ho scritto L’ultima porta, per raccontarvi cosa ho visto e capito". Si muove, con sensibilità e ironia, fra i temi universali della morte, dell’amore e della fede Andrea Mingardi. E il cantante e musicista, autentica istituzione bolognese, lo fa fra le pagine dell’ultimo romanzo (Pendragon), che presenta oggi alle 18 in Salaborsa, per le Voci dei libri. In dialogo con lui, "un amico del cuore rossoblù" come il senatore Pier Ferdinando Casini, alla presenza dell’editore Antonio Bagnoli. "Di solito parto dicendo che sono l’unico uomo che è andato nell’aldilà, che sono riuscito a tornare e racconto quello che ho visto".

Quello che succede al suo protagonista, l’architetto Marco? "Viene dato morto per 9 minuti e quando si riprende si scatenano tutti, per questa cosa mai successa prima".

Perché questo tema? "Fin da quando siamo in grado di capire qualche cosa, tutti ci dicono quello che sarà: che siano religiosi, parroci, genitori, insegnanti, studiosi... è uno dei misteri più affascinanti. Attorno a Marco Rossi si scatenano più opinioni. È un mistero che non posso essere io a svelare, ma nel libro c’è un mio parere di come deve essere. In questo il protagonista è certamente un mio alter ego. Ma siamo tutti Marco Rossi: c’è un sogno, una sensazione, che svelerò a ogni presentazione".