Un «piccolo passo in direzione della pace», dice il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, un «progresso cospicuo», scrive Steve Wiktoff su X di ritorno da Kiev, una visita «non inutile», taglia corto Volodymyr Zelensky incalzato dai giornalisti. In attesa della telefonata di Donald Trump a Putin e a Zelensky, annunciata dai media ucraini dopo la conclusione dei colloqui, dalle dichiarazioni prudenti dei diretti interessati sembra di capire che la missione di Steve Witkoff e Jared Kushner a Mosca e a Kiev, nel fine settimana appena trascorso, non abbia portato a risultati concreti. L’inviato speciale del presidente americano promette «un passo avanti nella pianificazione di ulteriori negoziati trilaterali», in nome di una «pace solida e duratura». Al Cremlino si mostrano molto più prudenti rispetto alla ripresa di colloqui tra Russia, Ucraina e Usa, un formato negoziale messo in pausa ormai da più di sei mesi: «Non escludiamo la possibilità di riprendere, ma è prematuro parlare di luoghi e date precise», frena Peskov. E Le Figaro, citando fonti dell’Eliseo, sostiene che Putin avrebbe rinviato un eventuale negoziato a fine settembre, «in attesa delle elezioni alla Duma»: il risultato elettorale difficilmente produrrà grandi sorprese, mentre invece resta l’interrogativo se dopo il Cremlino deciderà di procedere a una nuova mobilitazione, senza temere più contraccolpi di consenso nelle urne. E sul fronte diplomatico Putin risponde alla Germania chiudendo il consolato tedesco a San Pietroburgo: una risposta alla stessa misura decretata da Berlino per quello russo a Bonn dopo il ritrovamento nell’aeroporto di Lipsia di un drone carico di esplosivo, per il quale i tedeschi accusano Mosca. A Kiev intanto sono ripresi i bombardamenti russi, sospesi per un giorno e mezzo, per permettere agli emissari americani di raggiungere la capitale ucraina in treno dalla Polonia, e ripartire. Il nuovo sistema a due livelli di allarme – quello giallo dei droni e quello rosso che minaccia missili e droni a propulsione – ieri sera ha esordito subito con l’allerta massina, e i droni hanno colpito magazzini e fabbriche soprattutto alla periferia della capitale. I kyiviani scherzano amaramente, sostenendo che la visita di Witkoff e Kushner ha permesso almeno per un giorno, dopo dieci giorni di allarmi continui, di togliersi i vestiti per dormire, andare a fare la spesa e prendere la metropolitana. Intanto alcune reti commerciali hanno cominciato a limitare la vendita dei prodotti alimentari più richiesti, per evitare il panico degli scaffali vuoti, e l’amministrazione cittadina ha annunciato ieri di stare preparando scorte di cibo e acqua per le emergenze. Il governo ucraino ha infatti colto l’occasione della visita degli emissari di Trump – che non avevano mai visitato Kiev fino a domenica scorsa – per discutere soprattutto il “pacchetto invernale”, con forniture di intercettori della contraerea, ma anche di gas liquido americano e di altre misure per sopravvivere ai bombardamenti delle infrastrutture. Zelensky in un’intervista ad Axios ha detto che «Putin conta di infliggere all’Ucraina un danno tale da spezzarci», e ha espresso la speranza che Trump «troverà il modo di iniziare un processo negoziale reale prima dell’arrivo del freddo». In privato, sembrerebbe invece, i leader di Kiev sono convinti di dover superare un altro inverno di bombe e gelo, come ha confermato in un’intervista anche il capo dell’intelligence militare Oleh Ivaschenko: «Non posso mentirvi, non ho buone notizie per voi», ha detto, aggiungendo che la Russia potrebbe avere risorse economiche ancora per almeno due anni di guerra. Sarebbe proprio questo il messaggio che, secondo le fonti moscovite dell’agenzia Bloomberg, Putin avrebbe comunicato a Witkoff e Kushner. E se l’inviato di Trump sostiene di aver portato a Mosca «idee nuove» – sulle quali sia Zelensky che Peskov si sono rifiutati di entrare nel dettaglio – sembra invece che il capo del Cremlino tenga ancora fede alle sue pretese soprattutto territoriali nei confronti dell’Ucraina, e che ritenga di poter conquistare l’intero Donbas entro sei mesi anche senza costringere Kiev a cederlo. Quanto questa idea sia fondata è difficile dirlo: ieri il comandante del 3° corpo d’armata ucraino Ondriy Beletsky ha girato un video dal centro di Svyatogorsk, per dimostrare che la città resta in mano alle truppe di Kiev, nonostante il presidente russo abbia affermato il contrario.