Il Santiago Bernabéu per l’Inter è un luogo "sacro", il teatro dove nel 2010 fu consumata la notte più luminosa dell’epopea recente e della storia del club. Domani martedì alle 21, però, i ricordi cederanno il passo all’attualità: al via la nuova fase campionato della UEFA Champions League 2026/27, con il debutto dei nerazzurri proprio a Madrid. Sarà, soprattutto, la serata di Cristian Chivu: allora difensore che alzò la coppa, oggi timoniere chiamato a misurarsi con l’uomo che guidò quella cavalcata dalla panchina, José Mourinho.

In conferenza stampa, il tecnico romeno — fresco di rinnovo fino al 2028 dopo un’annata trionfale impreziosita dal 21º Scudetto e dalla 10ª Coppa Italia — ha fugato ogni tentazione nostalgica. Niente amarcord, solo presente e ambizione. Il manifesto programmatico è netto: «Vogliamo essere dominanti». Un dominio, ha spiegato, che non coincide con un possesso fine a sé stesso, ma con il controllo dei ritmi, l’uscita pulita dalla pressione e la capacità di negare al Real le transizioni, terreno d’elezione dei blancos. «Non ho mai copiato nessuno», ha rivendicato Chivu, sottolineando l’autonomia tattica forgiata in campo e negli anni alla guida del vivaio nerazzurro. L’Inter che scenderà a Madrid dovrà esibire coraggio e personalità, con l’obbligo morale di «scrivere pagine importanti» all’altezza degli standard del club.