Domenica 6 settembre 2026, la 68ª Cronoscalata Monte Erice, storica prova della velocità in salita italiana, si è trasformata in una tragedia che scuote a fondo il mondo del motorsport.

Alle 11.36 è scattato il via per la vettura numero 54; un minuto dopo, alle 11.37, la gara è stata bruscamente interrotta. La Peugeot 308 TCR guidata dal pilota nisseno Marco Nicoletti ha urtato violentemente un muretto laterale in corrispondenza della postazione 9, circa 1,5 chilometri dopo la partenza. Superate le rotoballe di paglia poste a protezione, l’auto ha compiuto un volo di circa 60 metri.

L’impatto ha causato la morte immediata degli spettatori Giuseppe Bisconti e Karol Greco e il grave ferimento del commissario di percorso Mario Marchese. La Procura di Trapani ha aperto un’inchiesta e ha iscritto Nicoletti nel registro degli indagati per omicidio stradale, atto dovuto per consentire gli accertamenti di rito. Le perizie si concentrano sulla complessa dinamica del sinistro: velocità di percorrenza, traiettorie, condizioni dell’asfalto, efficacia delle protezioni passive e l’eventuale presenza di un’avaria meccanica.

Sotto la lente degli esperti c’è in particolare l’ipotesi di un problema ai freni. Nelle cronoscalate, a differenza dei circuiti, le staccate ravvicinate su pendenze variabili, con finestre di raffreddamento minime e fondo stradale irregolare, mettono a dura prova l’impianto frenante. Il freno non serve solo a decelerare, ma a impostare la traiettoria trasferendo carico all’avantreno prima dell’ingresso in curva: un malfunzionamento, anche parziale, altera di colpo l’equilibrio della vettura.