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Giovedì scorso OpenAI, l’azienda che sviluppa il chatbot ChatGPT, ha presentato il suo nuovo modello di intelligenza artificiale (AI), GPT-6 Astra, che ha registrato ottimi risultati in molti test standardizzati usati per misurare le performance di questi prodotti (i cosiddetti benchmark). A inizio agosto, OpenAI aveva annunciato che proprio questo modello aveva trovato le soluzioni a dieci problemi matematici irrisolti, pubblicando le dimostrazioni online.

Nel presentare GPT-6 Astra, Greg Brockman, presidente di OpenAI, lo ha definito un momento importante nello sviluppo di un’AGI, ovvero una Artificial General Intelligence (“intelligenza artificiale forte” in italiano), un livello teorico di AI che sarebbe in grado di eguagliare, se non superare, le prestazioni umane nella maggior parte dei compiti intellettuali.

Nei giorni scorsi, però, GPT-6 Astra ha fatto parlare di sé soprattutto per una scelta fatta dall’azienda nello sviluppo di questo modello, definita da un esperto del settore «il singolo peggior sviluppo per la sicurezza dell’AI mai avvenuto finora». A preoccupare non sono tanto le capacità del modello, quanto alcune sue caratteristiche che potrebbero renderlo più difficile da monitorare, con gravi conseguenze per la trasparenza nel settore.