In casa della Leonardino Del Vecchio editore ci si muove tra i curriculum di cani da tartufi, penne deliziose e giovani raffinati analisti, i cui nomi sono tutti annotati nel taccuino di Mario Orfeo, l’uomo deputato a costruire la gioiosa macchina da guerra che farà di Quotidiano Nazionale un giornale coi controfiocchi. Almeno a guardare le ambizioni e i soldi messi in quantità per realizzarle.
Leonardo Maria Del Vecchio (foto Imagoeconomica).
Intanto però Leonardino, controverso erede di una dinastia che si sta dilaniando sull’eredità del padre, un merito ce l’ha: è anche grazie a lui se il morente mercato dei giornalisti si è improvvisamente ravvivato. Per anni non si muoveva foglia. Chi aveva una poltrona se la teneva stretta, chi la perdeva difficilmente ne trovava un’altra e gli editori, quando sentivano pronunciare la parola assunzione, d’istinto pensavano alla Madonna di Ferragosto.
Rimesso in movimento un settore dato per spacciato
Adesso invece si compra, si vende e soprattutto si paga. E pare anche parecchio. Merito di Del Vecchio, ma anche dei vari Theo Kyriakou e Alberto Leonardis, nuovi padroni di Repubblica e Stampa, che hanno rimesso in movimento un settore dato per spacciato.







