Nell mondo dell'apparenza e dell'immagine il concetto di intelligenza viene snaturato. Ma ci sono lodevoli eccezionidi Steno Saridomenica 6 settembre 20262' di letturaViviamo in una società che sempre più spesso premia l’apparenza rispetto alla sostanza. In un mondo dove l’immagine conta più della parola data, dove la scorciatoia viene confusa con la furbizia e la menzogna con l’intelligenza strategica. Oggi parlare di integrità sembra quasi fuori luogo. Eppure, se vogliamo essere annoverati tra coloro che contribuiscono a migliorare la società – e non solo a criticarla – dobbiamo partire da un punto fondamentale: la verità conta, eccome. Troppo spesso si mente “per salvare la faccia”. Si dicono mezze verità al lavoro, si omettono dettagli a scuola, si falsificano documenti fiscali o si manipolano dichiarazioni per convenienza personale. Questo non è solo un problema etico, è un segnale di una profonda disaffezione verso ciò che è giusto.L’integrità non consiste semplicemente nel “non rubare”. non tradire la fiducia, nemmeno quando nessuno sta guardando. non dire alle spalle ciò che non abbiamo il coraggio di dire in faccia. non promettere ciò che sappiamo di non poter mantenere, e ancor meno cambiare idea quando arriva un’occasione più vantaggiosa. Essere integri significa coerenza tra ciò che si pensa, si dice e si fa e usare le parole in modo chiaro, onesto, autentico. dire “sì” quando intendiamo sì, e “no” quando intendiamo no – come disse Gesù nel celebre passo del Vangelo secondo Matteo (5,37).
Oggi controcorrente è chi si comporta con sincerità | Libero Quotidiano.it
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