Un attivista ambientalista di 48 anni, originario della Renania Settentrionale-Vestfalia, è il principale sospettato per la serie di tentativi di sabotaggio contro alcune sottostazioni elettriche tedesche. A renderlo noto è stato il ministro dell’Interno del Land, Herbert Reul (Cdu). Nelle scorse settimane erano state ventilate possibili responsabilità russe, nel quadro delle crescenti minacce alle infrastrutture critiche europee. L’uomo avrebbe invece rivendicato gli attacchi in due lettere, indicando come movente la “lotta ai combustibili fossili“.
Il sospettato, originario di Gevelsberg, vicino a Hagen, si è assunto con due lettere la responsabilità dei tentati attacchi alla rete elettrica nei pressi delle centrali di Jänschwalde e Schwarze Pumpe, nel Brandeburgo, rivendicando anche gesti simili alle infrastrutture di alimentazione elettrica a Gohr, Bergheim-Rheidt, Dormagen e Weisweiler, tutte nella Renania Settentrionale- Vestfalia. Secondo Reul, le due rivendicazioni contengono dettagli che potevano essere conosciuti soltanto dall’autore dei sabotaggi. Non è tuttavia ancora possibile stabilire se dietro gli episodi ci sia una singola persona o un gruppo. Il fatto che gli atti siano stati rivendicati firmandosi chiaramente dal sospettato è considerato dagli inquirenti un elemento insolito: ha deliberatamente indirizzato le indagini su di sé.










