Il movimento che sostiene Trump non è un blocco monolitico, ma si regge su un equilibrio precario tra tre correnti: il libertarismo tecnologico di Elon Musk, il realismo geopolitico e antistatale di Alex Karp e il populismo anti-establishment della base. Una frattura interna che la guerra in Iran, il collasso di Gaza e tre shutdown non hanno ricomposto
A meno di due mesi dal voto del 3 novembre, la politica estera dell'amministrazione Trump continua ad apparire come il derivato di un conflitto che si consuma altrove: nelle stanze in cui convivono, spesso litigando, le visioni del mondo che compongono la coalizione repubblicana. Quando la formulai per la prima volta, questa tesi era una chiave di lettura per interpretare una sequenza di eventi ancora aperta.






