Roma, 5 settembre 2026 – "Una decisione che ci spezza il cuore". Così Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, genitori dei tre bambini della famiglia nel bosco, commentano in un video, fornito dall'avvocato Simone Pillon, il provvedimento che mantiene i figli lontani dalla casa e dalla famiglia, annunciando l'intenzione di presentare ricorso contro la decisione del Tribunale per i minorenni dell'Aquila. Lunedì scorso era stato depositato il provvedimento che dava il via libera al percorso per il ricongiungimento della famiglia, ma secondo un iter a tappe monitorato dai servizi sociali che dovranno certificare il reinserimento dei minori.

Un percorso che prevede al momento solo incontri diurni, mentre per le notti insieme si dovrà attendere i weekend di ottobre.

"I nostri tre figli sono separati da casa e dai loro genitori da ormai dieci mesi", affermano Catherine e Nathan nel video diffuso. E ora, aggiungono, "dovranno fare avanti e indietro senza una chiara prospettiva per il loro futuro, rimanendo in una casa famiglia chissà per quanto tempo". I genitori ribadiscono la loro richiesta di riportare i bambini a casa. "Rimaniamo convinti dell'urgenza di riportare i nostri preziosi bambini alla sicurezza, alle cure e all'amore della loro famiglia", dicono. Poi il riferimento alla salute dei tre figli. "Siamo profondamente preoccupati per la loro salute e il loro benessere", affermano i genitori, sostenendo che i medici che hanno in cura i bambini abbiano espresso una posizione precisa: "La salute dei bambini è a grave rischio e l'unico modo per ridurre tale rischio è riportarli immediatamente a casa". "Tutto ciò è stato ignorato", accusano i genitori. Nel messaggio viene affrontato anche il tema dell'istruzione. "Ora saranno iscritti alla scuola pubblica", spiegano, "nonostante abbiamo presentato un programma dettagliato di istruzione domiciliare, simile a quello seguito fino ad oggi anche in casa famiglia". "Riteniamo che questa decisione non rispetti i nostri diritti e quelli dei nostri figli", sostengono Nathan e Catherine. "Faremo ricorso, come previsto dalla legge". Nel ricorso, spiegano, chiederanno "che vengano prese in considerazione le esigenze di salute dei nostri figli e il nostro e il loro diritto all'istruzione domiciliare".