FIRENZE. «Aveva paura di lui, quest’estate era stata giù da noi in Puglia perché aveva troppa paura. Non voleva denunciarlo per non rovinargli la vita, aveva detto che ci sarebbero state delle conseguenze penali. Era troppo buona, non poteva immaginare quello che sarebbe accaduto». La mamma di Lorena Isceri arriva a Firenze, nel palazzo in via Panciatichi dove abitava la figlia, assieme alla zia e al fratello. Arrivano da Squinzano, cittadina del Salento in provincia di Lecce, il padre della donna è rimasto lì sconvolto dal dolore. I familiari di Lorena si concedono ai microfoni delle tv e ai taccuini del cronisti per pochissimi minuti. «Non mi ha chiamata quando era chiusa nel bagagliaio. L’ho sentita la mattina alle 10.30 ed era tranquilla» dice ancora la madre ai giornalisti. La zia aggiunge che avevano conosciuto il suo assassino, Federico Vella: «Era stato in Salento al matrimonio di mia figlia».

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«Avevamo paura ma non ci saremmo mai aspettati che sarebbe arrivato a questo punto», le parole del fratello Danilo. Poi i tre salgono le scale del palazzo fino all’appartamento di Lorena. A Ferragosto la donna era tornata a Squinzano, dopo aver rotto la relazione con Federico Vella. E in quei giorni in Puglia aveva confidato alla famiglia le sue paure. Il 28 agosto era ripartita in auto ed era tornata a Firenze. Il suo ex compagno ha studiato il suo piano di morte in pochissimi giorni. Un’aggressione premeditata. Si è appostato nel garage del palazzo, ha coperto con il nastro adesivo le cellule fotoelettriche per impedire che il cancello si chiudesse, ha aspettato Lorena e quando è arrivata, l’ha colpita e caricata di forza nel bagagliaio della sua Audi. L’ha legata con le fascette, ma le ha lasciato accanto la sua borsa. Lorena Isceri è riuscita a prendere il cellulare, ha contattato il 112 e ha chiesto aiuto. «Mi ha rapita, vuole uccidermi» ha detto all’agente dall’altra parte del telefono.