Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiPuò sembrare azzardato affiancare la vicenda della famiglia suicida del quartiere Pietralata a Roma, che non ha messo in salvo nemmeno il cane, annotano i più sensibili, alla corsa delle Regioni, ora è la volta del Veneto, al suicidio assistito per legge. Eppure, l’hanno fatto, forse inconsapevolmente, giornali e telegiornali, rispettando con mestiere la disposizione del treno delle notizie secondo l’interesse pubblico che possono suscitare. Diversamente. Il mondo pone tra le due vicende un muro insuperabile.

Di qua l’abbandono assoluto, nel senso di assenza di cura e vicinanza, non solo da parte di famigliari e amici, ma soprattutto da parte di una società e di uno Stato distratto nei confronti dei mali che infestano le case fino a trasformarsi in tragedie. E, dunque, lo scandalo generale e l’indignazione per l’assenza della politica. Di là del muro, l’invocazione del suicidio come diritto personale garantito. Di più. Come atto di pietà, di compassione, in ultima analisi di amore per la scelta di farla finita quando c’è sofferenza e non c’è più nulla da fare. Appare evidente che le due vicende, che soltanto la gerarchia della cronaca tiene insieme (la realtà si impone), appartengono allo stesso genere della disperazione umana. All’assenza di amore ricevuto e contraccambiato. D’altra parte, soltanto delle menti manipolate possono invocare l’intervento dello Stato per farla finita a pagina 4 e l’intervento dello Stato per evitare un certo tipo di tragedie a pagina 5. Non cogliere alcuna contraddizione, è il grave sintomo della cecità cui siamo giunti. Eppure, c’eravamo arrivati, o meglio pensavamo di esserci arrivati a capire che la vita dell’uomo consiste negli affetti in famiglia, sul lavoro, con gli amici. In niente altro. Un cardine della nostra cultura.