Non so se i dirigenti Rai che, tra mille polemiche, si apprestano a creare il nuovo canale dedicato alla celebrazione identitaria delle eccellenze dei territori della nazione ne sono al corrente. Ma un cosa simile e piuttosto ben fatta c’è già. Si trova su La7.it dal 12 luglio ogni domenica, rilasciata alle 14.30 e il titolo non lascia dubbi sull’intento e l’atteggiamento celebrativo: L’Italia più bella che c’è.
Domenica prossima c’è l’ultima puntata di questa seconda stagione ed è dedicata a Lucca. La cosa mi ha incuriosito per un motivo. Di solito queste rappresentazioni televisive di una città o un territorio trovano, insieme a molti consensi da parte di chi vive in quei luoghi o li conosce bene, alcune riserve circa le selezione che gli autori hanno operato per descriverli. Insomma si comincia a dire: manca questo, manca quello, perché avete scelto quell’altro, c’era una cosa più importante che avete trascurato.
Poiché frequento assiduamente Lucca da qualche anno per motivi professionali (sono tra gli organizzatori del Festival della sintesi – una bella manifestazione, credetemi, arrivata alla decima edizione) e ho vissuto la città per vari periodi in questi anni, stringendo relazioni istituzionali ma anche di amicizia, mi sono messo a guardare la puntata con un occhio particolare che mi pareva interessante. Non quello del residente con tutti i suoi puntigli, le sue necessità e le sue idiosincrasie, ma quello di chi pensa di conoscerla un po’ e ha l’occasione di verificare se il programma televisivo ha colto le stesse impressioni, le stesse atmosfere, le stesse – cosiddette e ormai inevitabili in ogni discorso – “eccellenze”.








