Uno scandalo, l'ennesimo, che dopo mesi di rampante ascesa minaccia di affossare le ambizioni di Nigel Farage e di Reform Uk, partito della destra anti-immigrazione britannica di chiara ispirazione trumpiana. A scuotere la politica isolana è stavolta un'inchiesta-trappola confezionata dal collettivo giornalistico Verbatim, animato da attivisti impegnati nella denuncia dei cambiamenti climatici. Inchiesta svolta sotto copertura per cercare di dimostrare la disponibilità di Farage a intascare finanziamenti (Usa) dall'estero vietati dalle leggi d'oltre Manica.
E mandata in onda da Channel 4 giusto in tempo per guastare la festa della giornata clou della conferenza annuale di Reform di Birmingham, primo appuntamento della stagione congressuale dei partiti nel Regno Unito.
I filmati, realizzati con telecamere nascoste, hanno messo in piazza una serie d'incontri in cui alcuni stretti collaboratori dell'ex tribuno della Brexit discutono disinvoltamente con un reporter, spacciatosi per figlio d'un businessman americano, dell'ipotesi d'una donazione da 500mila sterline e del finanziamento di tre sondaggi utili alla causa di Reform - poi effettivamente pagati come esca - per un costo di 32.500 sterline. Iniziative illegali nel Paese, se il denaro non è donato da persone iscritte nei registri elettorali britannici o da società con sede nel Regno, in quanto equiparate a potenziali tentativi d'interferenza straniera nella democrazia nazionale; ma che - a quanto sembra emergere dai video - si sarebbe concordato di mascherare attribuendone l'origine al sedicente rampollo del miliardario (residente sull'isola).













