L’inchiesta sul malaffare nel Principato di Monaco segna una nuova svolta. In stato di fermo, per abuso d’ufficio, è finito un altro amico di infanzia del Principe Alberto II. Ad essere interrogato dai magistrati è l’avvocato parigino Thierry Lacoste, estromesso da tempo da ogni ruolo di coordinamento degli affari di Monaco, come era già accaduto all’ex amministratore dei beni della Corona, Claude Palmero, e all’ex giudice supremo di Monaco Didier Linotte. Nel mirino degli inquirenti c’è il caso dell’esplanade des Pécheurs, al porto turistico. Per quel progetto mai andato a compèimeto per una sorta di incompatibilità con lo svolgimento del Gran Premio di Formula Uno, il Principato è stato condannato a pagare un risarcimento record, 139 milioni di euro all’imprenditore Antonio Caroli (è stato presentato ricorso contro la sentenza). La vicenda si intreccia con la fuga di notizie che aveva portato alla luce nel 2021 l’ipotesi dell’esistenza di un “governo ombra” a Monaco, un comitato d’affari composto proprio dagli attuali indagati (che nel 2023 per volere del principe Alberto II erano stati esautorati di incarichi e fiducia personale). La polizia giudiziaria, in particolare, sta cercando riscontri a contatti e relazioni tra l’avvocato Lacoste e l’imprenditore Caroli (deceduto nell’ottobre dello scorso anno). Uno degli scenari è che la sentenza possa essere stata in qualche modo manipolata, elemento che potrebbe portare ad una pagina nera per storia giudiziaria e la credibilità del Principato. Agli atti anche un esposto per abuso d’ufficio, truffa, riciclaggio e corruzione presentato da Patrice Pastor, appartenente alla famiglia di immobiliaristi che nel Dopoguerra aveva fatto la fortuna del Principato. Proprio questa denuncia avrebbe portato prima al fermo dell’ex alto magistrato e ora a quello dell’avvocato amico d’infanzia di Alberto II. Gli avvocati di Thierry Lacoste hanno confermato che il loro assistito è a Monaco per rispondere a delle domande da parte degli inquirenti e hanno sottolineato come sia finito al centro di una rete di menzogne e calunnie.