Nei primi otto mesi del 2026 gli hackeraggi DeFi hanno bruciato almeno 1,3 miliardi di dollari, ma il dato che dovrebbe far preoccupare davvero il settore non è la cifra assoluta: è il metodo. Per la prima volta da quando esistono serie storiche affidabili, le chiavi private compromesse hanno superato i bug negli smart contract come principale vettore d’attacco. Il codice, in molti dei casi più gravi, ha passato l’audit senza problemi. Chi ha ceduto è stato l’essere umano dietro la tastiera.
Summary
Punti chiaveDrift e KelpDAO: due colpi, un solo copioneIl Lazarus Group dietro quasi metà delle perditeBridge sempre nel mirino: la vulnerabilità che non si correggeIl caso Coldcard e i limiti degli audit tradizionaliAgosto conferma il trend: più attacchi, importi più contenutiSicurezza operativa e governance: la parte che mancaFAQQuanto ha perso il settore DeFi in hackeraggi nel 2026?Qual è stato l’hackeraggio DeFi più grande del 2026?Come è avvenuto l’attacco a Drift Protocol?La Corea del Nord è davvero responsabile della maggior parte degli hackeraggi crypto?Perché i bridge crypto continuano a essere colpiti?Gli audit degli smart contract possono prevenire questi hackeraggi?
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